14 - La Bomba. Fornari e la speranza futura


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Indice

  • Pagliarani, Luigi,Si può organizzare la speranza? : l’esperimento del Gruppo anti-H
  • Parsi, Vittorio Emanuele, La bomba e noi
  • Trabucchi, Romano,La bomba nell’era della globalizzazione
  • Manghi, Sergio,Liberi, liberi : tra violenza e fraternità
  • De Polo, Renato,La bomba : Fornari e la speranza futura
  • Morelli, Ugo,La bomba interna : indifferenza, crisi di legame e vulnerabilità
  • D’Incerti, Dario,Il cinema e la bomba
  • Provenzali, Alberto,Nella grande sala
  • Weber, Carla [a cura di],Recensioni
  • Cassani, Cristiano [a cura di],Immagini


Editoriale


La “polemologia”, riflessione intellettuale orientata a sottoporre la guerra ad un’indagine sistematica e interdisciplinare – come strumento essenziale per liberare la cultura umana dalla fascinazione-orrore che il fenomeno guerra ha sempre esercitato – è stata, nell’esperienza italiana, il tema fondante e di avvio dell’avventura intellettuale della socioanalisi, prospettiva di ricerca e intervento fondata e animata da Franco Fornari e Luigi Pagliarani, fin dai suoi primi avvii intorno alla metà degli anni ’60.

La sfida “si può organizzare la speranza?” è una tematica che è tornata problematicamente di attualità nella nostra contemporaneità. Segnali diversi, rinforzati da eventi diversi che i media quotidianamente rimbalzano con notizie non sempre coerenti, stanno giorno dopo giorno rinutrendo l’immaginario collettivo di una rinnovata paura nei confronti di un impensabile, indicibile “ritorno alla bomba atomica”, paura, che era stata sopita prima dalla divisione del mondo in due blocchi con il controllo ossessivo reciproco, e, successivamente, a partire da Reagan e Gorbaciov, con una distensione politica progressiva.

In un tempo più recente, segnato endemicamente dalle tematiche diverse del terrorismo, la rinnovata paura della “bomba” coagula un nucleo indistinto quanto crescente di paure diverse, che l’incertezza, il rischio, caratterizzanti i nostri mondi, nutrono risvegliando antiche paure che un ciclo carsicoaveva per lunghi anni “addormentato”.

Tale tematica, tema centrale della prima socioanalisi, può oggi, a nostro avviso utilmente, essere riproposto dalla nuova psicosocioanalisi, alimentando in questo modo, l’obiettivo, con la seconda serie dellanostra rivista, di aprirci maggiormente ai temi più vasti del dibattito collettivo e in generale della polis.
Il numero si apre con la riproposta di un saggio di Luigi Pagliarani apparso nel marzo del 1969, centrato su una meditazione, lunga, dolente, appassionata, orientata dall’interrogazione su come possa essere possibile per le donne e gli uomini essere artefici di un destino capace di sfuggire alla fatalità infernale e disumana dettata dalla presenza onnipotente della “bomba”.

Vittorio Parsi offre al lettore, da un vertice geopolitico, la possibilità di confrontarsi con un’analisi puntuale e documentata dello scenario contemporaneo internazionale che, superato il bipolarismodei due blocchi e caratterizzato da una frammentazione crescente del sistema internazionale, ha da una parte accantonato “il potenziale di stabilizzazione dell’ordigno nucleare”, e ha dall’altro costruito, giorno dopo giorno, lungo le tracce del terrorismo internazionale un nuovo pericoloso fattore di disordine.

Il contributo di Romano Trabucchi dialoga con quello di Vittorio Parsi connettendo il quadro geopolitico contemporaneo con lo sviluppo e l’alta circolarità delle tecnologie contemporanee, capaci di “armare” mani molteplici e culture tra di loro lontane ed opposte, generando accanto alla globalizzazione economica una globalizzazione dell’incertezza e del terrore, manon “uccidendo del tutto la speranza” verso un’acquisizione di informazioni qualitative orientate a costruire partnership comprensive del diverso e dell’Altro.

Sergio Manghi ripercorre le tensioni culturali degli ultimi decenni del secolo scorso, con “la rivolta filiale degli anni 60-70” e le nuove libertà della nostra contemporaneità, sottolineando da una parte il coagulo perverso tra “tecnica e violenza” e dall’altra il persistere delle illusioni pacifiste. La “sfida della fraternità”, capace di accogliere la libertà “come un ospite misterioso, carico di ambivalenze inattese, mai garantite contro le derive violente della tendenza all’estremo”, è indicata come via obbligata per poter come uomini e donne del nostro tempo, nella “fraternità tra sconosciuti”, trovare un’insperata nuova linfa vitale capace di nutrire una rinnovata speranza.

Il contributo di Renato de Polo ripercorre criticamente la teoria fornariana sulla guerra come mancata elaborazione del lutto collettivo e ne indica i limiti connessi ad un suo trasferimento acritico dal setting individuale allo scenario geopolitico contemporaneo. Avanza l’autore una proposta connessa a un recupero creativo del linguaggio umano, quale luogo elettivo per una gestione adulta del conflitto e una possibile, anche se dichiaratamente utopica,edificazione di un desiderio finalmente liberato dal trauma della perdita dell’armonia primordiale intrauterina.

Gli spazi psichici nei quali vive e si sperimenta ogni essere umano sono molteplici; il contributo di Ugo Morelli ci colloca al centro e nel gorgo del nostro conflitto intrapsichico, relazionando i tempi passati, “della paura ragionevole sacrificale della bomba esterna”, con i tempi presenti della nostra, individuale, peculiare, bomba interna. L’indifferenza è il nemico fondamentale, nota endemica dei nostri tempi, fattore impedente la nostra capacità di elaborare i tratti di ambiguità ed evitando così, da una parte la pena connessaall’elaborazione del conflitto e dall’altra “autorizzandoci” l’evitare le fatiche emozionali profonde generate dalla sfida della creatività.

La comparsa e l’accettazione dell’Altro ciassistono nell’interpretare l’etica come la risposta ad un’interpellazione che ci viene rivolta e al conseguente carico di responsabilità: tali prospettive possono nutrire un punto di vista diverso, capace di consentirci un investimento verso un’educazione sentimentale nuova, capace di fronteggiare la minaccia dell’indifferenza di fronte al deflagrare della bomba interna.

Dario D’Incerti ci propone un mondo di immagini e una stringata, organica, bibliografia ragionata dei film che la cinematografia mondiale ha pensato e prodotto sul tema della “bomba”. Se è vero che la mente umana pensa per immagini, i lettori, attraverso la guida di D’Incerti, potranno reimmergersi in quel sogno che è il cinema e vivere, una volta tanto, sognando.

Alberto Provenzali chiude i contributi di questo numero con una scrittura che, “abbandonando il diabolico linguaggio specialistico”, sceglie quello della letteratura, e in particolare quello del teatro, proponendoci una “stanza”, nella quale voci diverse si confrontano in una emozionalità diffusa, insieme kafkiana e becketiana e, con una lingua progressivamente surreale,ci obbligano come lettori a una riflessione, che non può evitare il pensare ad ogni nostra responsabilità individuale verso le sfide così diffusamente evitate del confronto con il conflitto.


L’editoriale del numero 13 annunciava che la nuova serie della nostra rivista avrebbe progressivamente accentuato un nuovo format rispetto alla prima serie.

Onora tale impegno con l’avvio di due nuove Rubriche che avranno caratteristiche di stabilità nella struttura di ogni numero: una rubrica “Recensioni”, con l’obiettivo di proporre ai nostri lettori una scelta ragionata di testi commentati nelle loro caratteristiche e prospettive di riflessione e l’indicazione più essenziale di alcuni fra i tanti libri ricevuti in Redazione, che più di altri ci sono parsi nel semestre degni di essere segnalati; una rubrica “Immagini” con l’obiettivo di offrire, privilegiando il dispositivo iconico, un’occasione di riflessione diversa, in diretta/indiretta connessione con il tema monografico di ogni numero.

Un’ultima notazione: nel pensare e realizzare questo numero abbiamo cercato di privilegiare il più possibile una prospettiva transdisciplinare, “sfidando” sul tema della “bomba” autori con codici simbolici diversi e lontani. Tenteremo, come Direzione e Redazione della rivista, di percorrere il più possibile questa strada, nella convinzione che l’intreccio di codici diversi non significhi indirizzarsi verso il disordine bensì, non identificandosi con una regola, contribuire a dare del nostro
mondo un’interpretazione discontinua e come tale più in contatto con la sua realtà profonda.


(collegamento alle Edizioni Franco Angeli)

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